Vademecum per la sala parto

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A pochi giorni di distanza dalla nascita della piccola Flavia, ho deciso di condividere con i maschietti in ascolto alcune cose che ho imparato, e di stilare questo Piccolo vademecum per gli uomini che decidono di entrare in sala parto con la loro compagna.

Uno. Non stupitevi di nulla. Voi conoscete la vostra compagna in un modo, ma in quella stanza molti aspetti del suo carattere cambiano da così a così. Se tenta di strapparsi la maglietta a mo’ di Hulk, se insulta, se dice di odiare tutti, non spaventatevi. La trasformazione, di solito, è perfettamente reversibile, e lei torna nel giro di qualche ora ad essere la stessa persona che conoscevate prima.

Due. Qualunque cosa intendiate dire, sappiate che sarà una stronzata, a priori. Non è che la vostra compagna diventi insofferente nei vosti confronti, eh: è che lo sarà davvero, una stronzata. Come diceva una tizia una volta, prima di poter dire qualcosa di sensato a proposito del parto, un uomo dovrebbe pisciare un ananas. Poi se ne può riparlare.

Tre. Siate pronti. I telefilm ci hanno mentito, sempre. Dalla sala parto escono dei bambini biondi, pettinati, già pronti per fare gli spot della Pampers. Invece no, i bimbi appena nati sono sporchi di ogni tipo di schifezza, somigliano più a Yoda che a un “tenero bimbo”, e non sorridono al papà né alla mamma. Frignano, è l’unica cosa che riescono a fare, almeno prima di cominciare a poppare.

Quattro. Non fatevi venire idee cretine tipo svenire per l’emozione. Avrete la vostra compagna già isterica per ovvi motivi, con tre/quattro persone che le girano intorno e le ficcano le mani in ogni dove come se dovessero controllare costantemente l’acqua e l’olio del motore. Ci manca solo che debbano stare dietro a un omone svenuto a terra: rischiate che vi lascino lì e vi calpestino pure.

Cinque. Non contraddite nessuno. Non è che dovete essere accomodanti: semplicemente rendetevi conto che il vostro ruolo è solo quello di esserci, non dovete fare nulla di operativo. Anzi, meglio: dovete non fare nulla di operativo, tanto non avete i mezzi per fare nulla di sensato.

Sei. Questa è difficile. Se la vostra compagna vi fa una richiesta poco sensata (tipo basta, sono stufa, andiamo via dopo cinque ore di travaglio) dovuta al fatto che non ne può più, dovete trovare una risposta che faccia capire che è una minchiata. E questa risposta non è banale, da indovinare. Ma state tranquilli: mezz’ora dopo il parto ne riderete insieme. Se la vostra compagna non vi ammazza prima, ovvio.

Sette. Attenti alle dita. Se decidete di tenere la mano della vostra compagna - gesto di sicuro bello, carico di significato e in una certa misura anche utile - state attenti alla posizione che assumete. Una donna durante il parto è tipo Kenshiro quando si incazza, potrebbe senza sforzo piegare una barra d’acciaio meglio di Uri Geller. Quindi, occhio: se lasciate che vi stringa con la mano solo uno o due dita, non ci metterà nulla a frantumare tutte le falangi che avrà a disposizione.

Otto. La cosa più importante. Non fatevi spaventare da nulla e da nessuno (nemmeno da me!), e quando arriva il momento entrate in sala parto senza pensarci nemmeno un secondo. Se deciderete di rimanere fuori, e di perdervi questo momento unico nella vostra vita (e in quello dei vostri figli), non ve lo perdonerete mai.

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