beccoblu, chi era costui?
Scritto il January 30, 2008 |

Su vari network (tipo quelli riportati in cima a questo blog) il mio nick è beccoblu. Su Twitter, su Last.fm, su Tumblr, ma anche sul forum dove si parla del Nintendo DS e su usenet.
Beccoblu è un personaggio di una favola. Un uccello del paradiso che cade dal nido quando è ancora nell’uovo. L’uovo si rompe, lui esce ma, da buon “neonato”, non sa nulla di chi o cosa sia. Incontra una rana (Tina) non troppo sveglia, che gli dà il nome (Beccoblu) per una sua caratteristica fisica che forse non è il caso di specificare e con lui comincia a formulare ipotesi altamente verosimili:
- Forse sei una rana come me (Tina); ma Beccoblu non sa saltare, quindi no.
- Forse sei un pesce come Arturo; ma Beccoblu non sa nuotare, quindi no.
- Forse sei un serpente come Otello; ma Beccoblu non sa strisciare, quindi no (tra l’altro furba, la rana, a fare visita tranquilla al serpente, eh!).
Insomma, ’sta rana è una deficiente. fatto sta che a un certo punto i due sentono un canto meraviglioso provenire dalla cima di un albero e tentano di salire. La rana idiota non riesce ad arrampicarsi, perché è idiota. Lui invece sì, arriva in cima ma non vede una fava. Anche lui non è una cima, va detto.
Comunque arriva la notte, e Beccoblu se la passa da solo al buio (vabbé, non è che nel bosco ci siano impianti elettrici e lampadine, eh!) e in preda a mille timori.
Finalmente la mattina dopo vede da dove proveniva ’sto canto: da un uccello del paradiso! (la mamma? il papà? lo spirito del natale passato? il grande cocomero?).
Einstein-Beccoblu allora fa 2+2, si accorge che ’sto coso che canta è identico a lui e capisce quindi di essere un uccello pure lui (maddai! hai il becco da uccello, le ali da uccello, le zampe da uccello, la coda da uccello… SARAI MICA UN UCCELLO!).
Per l’eccitazione, mentre cerca di scendere dall’albero, inciampa e cade. E cadendo, si accorge di saper volare (osti, proprio come gli uccelli, pensa che combinazione!). Quindi va a salutare tutti gli amici incontrati in precedenza e parte verso il sole, seguendo finalmente la sua natura.
È una favola, come tutte (circa) le favole densa di allegorie e significati. Il non sapere chi si è, le presenze accanto a sé, l’accorgersi di saper volare solo dopo la notte buia e bla bla bla.
Ma per me ha un significato in più: è stata la prima favola che ha amato il mio bimbo (che ancora oggi, dopo altre N favole, ogni tanto quando siamo al parco si ferma davanti agli alberi e chiama Beccoblu, per sentire se gli risponde o se - come dice lui - “non risponde… sarà a prendere un caffé…”)
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November 13th, 2008 @ 4:06
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